14) Galileo. La natura  un grande libro.
Il padre gesuita Orazio Grassi, membro del Collegio Romano e
architetto della chiesa di S. Ignazio a Roma,  l'autore di
un'opera dal titolo Disputatio astronomica, pubblicata con lo
pseudonimo di Lotario Sarsi. In quest'opera egli polemizza con
Galilei, contrapponendogli fra l'altro anche l'autorit degli
antichi. Galilei risponde con l'opera Il saggiatore, in cui
rifiuta il principium auctoritatis per quanto riguarda la
philosophia naturalis. Egli si raffigura la natura come un  grande
libro. Ma per leggerlo bisogna intenderne la lingua. E la lingua
della natura  la matematica.
G. Galilei, Il Saggiatore (pagina 83).

Parmi, oltre a ci, di scorgere nel Sarsi ferma credenza, che nel
filosofare sia necessario appoggiarsi all'opinioni di qualche
celebre autore, si che la mente nostra, quando non si maritasse
col discorso d'un altro, ne dovesse in tutto rimanere sterile ed
infeconda; e forse stima che la filosofia sia un libro e una
fantasia d'un uomo, come l'Iliade e l'Orlando Furioso, libri ne'
quali la meno importante cosa  che quello che vi  scritto sia
vero. Signor Sarsi, la cosa non ist cos. La filosofia  scritta
in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto
innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si pu intendere
se prima non s'impara a intender la lingua e conoscer i caratteri,
ne' quali  scritto. Egli  scritto in lingua matematica, e i
caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche,
senza i quali mezzi  impossibile a intenderne umanamente parola;
senza questi  un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.
G. Galilei, La prosa, Sansoni, Firenze, 1978, pagina 261.

G. Zappitello, Antologia filosofica,,  Quaderno secondo/2.
Capitolo Tre.
15) Galileo. L' auctoritas e le esperienze .
Galilei continua a polemizzare con il padre Grassi sul rapporto
fra scienza e principio d'autorit. Gli antichi che hanno fatto
affermazioni contrarie alle sue, cambierebbero opinione se
avessero visto quello che lui ha visto, se avessero fatto quegli
esperimenti che lui ha fatto.
G. Galilei, Il Saggiatore ( pagina 81).

L'addur tanti testimoni, signor Sarsi, non serve a niente, perch
noi non abbiamo mai negato che molti abbiano scritto e creduto tal
cosa, ma si bene abbiamo detto tal cosa esser falsa; e quanto
all'autorit, tanto opera la vostra sola quanto di cento insieme,
nel far che l'effetto sia vero o non vero. Voi contrastate
coll'autorit di molti poeti all'esperienze che noi produciamo. Io
vi rispondo e dico, che se quei poeti fussero presenti alle nostre
esperienze, muterebbono opinione, e senza veruna repugnanza
direbbono d'avere scritto iperbolicamente o confesserebbono
d'essersi ingannati. Ma gi che non  possibile d'aver presenti i
poeti, i quali dico che cederebbono alle nostre esperienze, ma ben
abbiamo alle mani arcieri e scagliatori, provate voi se,
coll'addur loro queste tante autorit, vi succede d'avvalorargli
in guisa, che le frecce ed i piombi tirati da loro s'abbrucino e
liquefacciano per aria; e cos vi chiarirete quanta sia la forza
dell'umane autorit sopra gli effetti della natura, sorda ed
inesorabile a i nostri vani desideri.
G. Galilei, La prosa, Sansoni, Firenze 1978, pagina 287.
